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Terremoto: numero 1515 Forestale attivo anche per aiuti allevatori e agricoltori

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che da questa mattina il numero 1515 del Corpo forestale dello Stato è stato dedicato anche a raccogliere tutte le segnalazioni e le richieste di aiuto degli allevatori e agricoltori provenienti dalle regioni colpite dal terremoto.  

In particolare, gli operatori del 1515 provvederanno a compilare una prima scheda dei bisogni di allevatori e agricoltori, per evidenziare se l'azienda ha subìto crolli, perdita di animali e se ci sono difficoltà con i servizi elettrici ed idrici. Tutte le richieste verranno lavorate dal personale del coordinamento tecnico interregionale, attivato da fine agosto dai Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole, insieme a Protezione civile e Regioni.

novità "intorno" ad EIMA International

Le novità di EIMA International, la grande kermesse della meccanica agricola che si tiene a Bologna dal 9 al 13 novembre, sono tante e si trovano sia all’interno che all’esterno del quartiere fieristico. Ai contenuti tecnici della manifestazione – che vede il più alto numero di brevetti, prototipi e novità in anteprima mai registrato nella storia della rassegna, e che raggiunge il numero di 1.900 industrie espositrici da 50 Paesi con visitatori attesi da 140 Paesi – corrisponde anche un assetto logistico completamente riprogettato. La viabilità all’esterno della Fiera – che nell’edizione 2014 ha rappresentato un elemento critico a causa degli intasamenti provocati dal flusso dei visitatori in arrivo – è stata ridisegnata in base alle esigenze specifiche della rassegna, con la definizione di percorsi alternativi rispetto all’uscita “Fiera” della Tangenziale sulla quale si addensa solitamente il traffico. Grazie all’istituzione di una “cabina di regia”, alla quale partecipano gli uffici competenti del Comune di Bologna, le forze di Polizia, la Società Autostrade, l’Ente fieristico e FederUnacoma (la Federazione dei costruttori organizzatrice della manifestazione), il traffico verrà monitorato in tempo reale e il flusso delle macchine verrà convogliato verso le uscite autostradali e della Tangenziale più libere. Per le macchine provenienti dall’Autostrada A14 – ad esempio – il percorso consigliato prevede l’uscita a San Lazzaro, e quindi, dalla Tangenziale, l’uscita 10 seguendo poi le indicazioni per Parcheggio Multipiano Michelino; per gli automezzi provenienti dall’Autostrada A13 l’uscita sarà quella di Arcoveggio, e poi dalla Tangenziale l’uscita 7 bis da cui proseguire per i parcheggi P6 e P8; per gli automezzi provenienti dall’Autostrada A1 il percorso prevede l’uscita a Borgo Panigale-Casalecchio, Tangenziale uscita 6 e quindi tragitto indicato per parcheggi P6 e P8. Dai parcheggi il quartiere fieristico è raggiungibile tramite comode navette, mentre collegamenti ad hoc sono previsti dalla stazione di Bologna Centrale, dall’Aeroporto e dai punti nevralgici della città. Maggiore razionalità e fluidità anche per quanto riguarda le operazioni di carico e scarico merci, che interessano direttamente le industrie espositrici e le società di trasporti. Per la prima volta è stata istituita un’area “Terminal”, che ricalca gli standard organizzativi dei principali eventi espositivi europei, e che dovrebbe garantire maggiore razionalità e minori tempi di attesa, scongiurando quegli intasamenti che in una manifestazione delle dimensioni di EIMA, e con la particolare voluminosità dei prodotti trasportati, sarebbero altrimenti inevitabili. Prima della partenza, l’autotrasportatore deve pre-registrarsi in un’apposita area del sito www.eima.it, ed acquisire un tagliando con un codice che lo abilita alla consegna dei materiali in Fiera nei giorni di allestimento e disallestimento. Giunto nell’area Terminal – dove è comunque attivo uno sportello di assistenza per ogni necessità - il trasportatore viene ammesso all’interno dell’area fieristica avendo a disposizione un arco di tempo, per lo scarico dei materiali,  differenziato in base al tipo di automezzo. Per far conoscere i nuovi criteri di viabilità e la logistica di EIMA 2016 sono state predisposte - sul sito ufficiale della manifestazione www.eima.it e sul sito di BolognaFiere - note informative e mappe esplicative, e sono state realizzate animazioni video, che presentano in modo lineare e accattivante le procedure e i percorsi ottimali per l’accesso in Fiera; mentre aggiornamenti sul traffico verranno forniti in tempo reale anche mediante la rete dei pannelli informativi della Società Autostrade.

I vantaggi della semina diretta

«L'impegno per la produzione di un grano di qualità ha un impatto diretto sulla dieta mediterranea che l'Unesco ha riconosciuto come uno dei patrimoni culturali immateriali dell'umanità. L'importanza della Semina Diretta si inserisce quindi in un contesto globale». Così il segretario generale della Commissione nazionale per l'Unesco, Enrico Vicenti, ha salutato il primo GraNotill Day, convegno nazionale su semina diretta e coltivazione del grano duro patrocinato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (lunedì nella sala dell'Istituto di S. Maria in Aquiro del Senato della Repubblica). 


Un evento organizzato da Semina Diretta 2.0, associazione impegnata nella tutela dell'ambiente attraverso la promozione della coltivazione cerealicola senza aratura. Poco praticata in Italia, la semina diretta è una tecnica di agricoltura conservativa che consiste nel non lavorare il terreno, preservando così la sostanza organica e l'ecosistema presente negli strati superficiali del suolo e riducendo sensibilmente le emissioni di CO2. Tutti benefici acclarati, tanto che nel mondo sono circa 130 milioni gli ettari coltivati con questa tecnica: più o meno il 9% della superficie agricola utilizzata. 


«Queste superfici sono però concentrate prevalentemente nel continente americano – spiega il professor Dario Giambalvo, docente di scienze agrarie all'Università di Palermo e membro del comitato scientifico di Semina Diretta 2.0 – . In Europa la diffusione è contenuta e in Italia rappresenta meno dell'1% del suolo coltivato». Come mai? «Mentalità, tradizione o spesso pregiudizi. Ma anche mancanza di politiche che ne promuovano la diffusione e la frammentazione delle aziende che la praticano. La semina diretta richiede meno lavoro e da risultati equivalenti al alvorato, tuttavia è necessario applicarla correttamente». 


Dello stesso avviso il professor Rodolfo Santilocchi, docente di Agronomia all'Università Politecnica delle Marche, anche lui membro del comitato di Semina diretta 2.0. Santilocchi ha impostato una prova di non lavorazione nel '93, la prima in Italia, favorendo la diffusione della pratica nella sua regione: «Nelle marche ci sono ora circa 200 seminatrici, gli agricoltori risparmiano dai 250 a 350 euro a ettaro e, in media, 100 kg di gasolio, impiegando meno acciaio e meno gomma». Ma i vantaggi economici, anche sommati agli evidenti benefici per l'ambiente, non sembrano essere sufficienti per una più ampia diffusione di questa pratica agricola. In buona parte questo è dovuto «alla carenza di informazioni e alla difficoltà di accesso alle stesse – ha spiegato il professor Francesco Zecca dell'Università la Sapienza di Roma –. C'è poi la frammentazione legislativa dovuta alla mancanza di un coordinamento nazionale della semina diretta». 


Sulla stessa lunghezza d'onda Patrizia Marcellini, coordinatrice del settore Grandi Colture dell'alleanza delle Cooperative Agroalimentari: «L'Italia non può avere venti agricolture diverse. I contributi devono essere armonizzati secondo linee generali e nazionali». Senza contare che la tecnica, pur essendo «un valido aiuto per l'azienda agricola, non basterà a risolvere i problemi se però non si interviene anche sulla filiera», come fatto presente dal dott. Pierdomenico Ceccaroni, della federazione nazionale cereali alimentari di Confagricoltura. Condizioni queste che non possono essere superate semplicemente con incentivi statali: «Lo sviluppo della semina diretta, al di là di finanziamenti pubblici che dovranno tener conto dei punti deboli della catena, passa attraverso due concetti – spiega Luca Bianchi, capo del Dipartimento delle politiche per la qualità agroalimentare del ministero delle Politiche agricole – una certificazione della tecnica in azienda e un'accettazione dei suoi vantaggi presso il consumatore. Crediamo comunque nei benefici che la tecnica può offrire ad agricoltura ed ambiente, può essere una grossa opportunità».

Fonte: Avvenire.it

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